Emitt Rhodes

Beach Boys primi anni settanta, Paul McCartney, Emitt Rhodes sino ad High Llamas. Pur non arrivando agli eccessi di un clone come Emitt Rhodes (il cui album omonimo del 1970 fu addirittura scambiato per una raccolta di apocrifi da Abbey Road…), Pernice ha una discreta confidenza con il suono mccartneyano (un po’ come i protetti di Paul, i Badfinger), specie quando si siede al piano (Cruelty To Animals) o imbraccia l’elettrica (Zero Refills, Grudge F***). Se citavamo Rhodes era proprio per rievocarne il gusto citazionista per i tardi Beatles, che qui ritroviamo negli accordi prudenciani di "Say Anything", ma la vera cifra di riferimento è il songwriting (power-)pop americano classico, solido, educato, abbellito da innesti elettronici che hanno più che altro funzione ornamentale, vicino in stile - ma non in efficacia - agli ultimi Fountains of Wayne.

E BOWIE, PER IL POP SEVENTIES DI BEE GEES, GEORGE HARRISON, EMITT RHODES E PER LE ORCHESTRAZIONI TARGATE ELO, TUTTI ELEMENTI RIELABORATI IN UNA SERIE DI CANZONI POP DI IMMEDIATO FASCINO.

Lì è nato Brian Wilson, qualche anno prima di quel Paul McCartney in miniatura chiamato Emitt Rhodes (anche i Black Flag, ma per il momento sorvoleremo).

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